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Il bello di avere 30 anni nel ventunesimo secolo, tra desideri e disagi

Il bello di avere 30 anni nel ventunesimo secolo

Quante volte ti sei sentito dire quanto fosse bello essere giovane? “Cosa darei per poter tornare indietro” di solito segue anche “e, ma voi giovani d’oggi avete poca voglia di lavorare“. Ogni volta che ho sentito queste perle di saggezza, mi sono trovata spiazzata nel rispondere. Se anche tu ti sei ritrovato nella stessa situazione, puoi capirmi. Da quando ho raggiunto gli anni di Cristo meno 3 (se ti sei perso questa citazione ti invito a recuperare nel video qui sotto) continuo a chiedermelo: qual è il bello di avere 30 anni?

Il bello di avere 30 anni: lasciate ogne speranza, voi ch’intrate

Ho compiuto 30 anni a Febbraio, ancora in pieno periodo Covid, e potrai immaginarti che grande festa ho fatto. Quando ero piccola immaginavo questa età come il punto di mezzo di una grande linea che è la vita. Quel punto in cui avrei messo le basi per tutto il mio futuro: avrei avuto una casa, un lavoro stabile che avrebbe segnato l’inizio di una brillante carriera, e avrei iniziato a pensare a una famiglia. Quando invece è scoccata la mezzanotte e il mio compleanno si è palesato, mi sono trasformata nella zucca di Cenerentola. First reaction, shock!

Mi sono guardata indietro, ho rivissuto tutte le esperienze del passato facendomi una lista in testa: ho preso il diploma, uscita dalla scuola ho ottenuto il mio primo contratto serio, lavorando già come barista. Ho cambiato lavoro, ho fatto l’impiegata. L’ho cambiato di nuovo, libraia, impiegata bis, cassiera in discoteca, agente immobiliare, impiegata tris, social media manager per il cuggino, fotografa, volantinaggio sfrenato, animatrice e ora? Faccio i calcoli con ciò che mi è rimasto in mano: il nulla. “Ma io ai miei tempi, alla tua età, saltavo il fosso per la lunga” mi ricorda il signore anziano in coda alle poste.

Voi giovani d’oggi avete poca voglia di lavorare

Lo dicono in continuazione, sia gli articoli online sia le persone delle vecchie generazioni. I Millenial, così ci chiamano, sono la disgrazia del Bel Paese. Sciagurati, feccia del mercato immobiliare, peso per il Paese: sono solo alcune delle cose più carine che ci hanno detto. Ma cosa si può rispondere ai boomer che incontriamo in fila alle poste, dal panettiere o in fila alla cassa del supermercato? Prepara carta e penna e prendi appunti, ti darò vari elementi che potranno tornarti utili.

  • 1997, Pacchetto Treu: ossia l’insieme di leggi che di fatto ha aperto la strada ai lavori precari: contratti a tempo determinato, agenzie interinali, job sharing e altre forme contrattuali di lavoro atipico. In poche parole: “perché devo pagarti le ferie, se posso assumerti fino l’inizio dell’estate?”
  • 2003, Legge Biagi: ossia la legge che contribuisce in modo definitivo ad aumentare il lavoro precario moltiplicando le fattispecie che rientrano nei lavori subordinati. Contratto a progetto, ti fa venire in mente qualcosa? Anche qui, in poche parole: “portami a termine questo lavoro e tanti cari saluti.

E ora, rullo di tamburi…

  • Riforma Fornero e Jobs Act, in teoria anche questi due dovevano aiutare a diminuire la disoccupazione, ma in pratica Cip e Ciop sono coloro che hanno spinto l’articolo 18 giù dal burrone.

Ma quindi? Qual è il bello di avere 30 anni, o di essere un Millennial?

In poche parole, caro Millenial, cercando di arrivare al dunque, tutto ciò significa che sarà dura che tu possa contare su uno stipendio fisso e tutelato. Anzi, sarai costretto ad affrontare anni di competizione al ribasso con i tuoi colleghi: “vince chi lavora di più e guadagna di meno“. Aggiungi a questo una spolverata di globalizzazione, evoluzione tecnologica q.b., la crisi del 2008, il neoliberalismo, una pandemia mondiale e olé: servire il cocktail con ghiaccio e consumare subito.

Voglio darti anche delle belle notizie però, dimostrarti che c’è sempre speranza nel futuro. Se sei arrivato alla fine di questo articolo può voler dire che anche tu, come me, sei rimasto a casa senza lavoro. Dopo aver perso l’ultimo impiego, spodestata dal nipote disoccupato del mio titolare (anima pia, il nipote intendo, che si è prestato a dare una mano in azienda senza essere pagato) stavo per perdere la speranza. La pandemia Covid ha bloccato tutti, chi più e chi meno, e tutti i curricula che mandavo sembravano finire nell’oblio, ma a un certo punto… Ho visto la luce.

E pur si muove!

Qualcosa sembra muoversi per il verso giusto, quel maledetto telefono inizia a suonare e non è la Tim con l’ennesima offerta vantaggiosa. È una proposta di lavoro. Mi viene offerta una posizione da impiegata in uno studio di commercialisti, e c’è dell’altro. Cercano una persona desiderosa d’imparare, che veda una possibilità di carriera: “Se il lavoro dovesse piacerti, potresti poi fare una laurea breve. In tot anni potresti avere la qualifica di commercialista“.
Sembra troppo bello per essere vero, eppure è successo. Dopo un paio di giorni dal colloquio vengo addirittura ricontattata, e il socio maggioritario, tra una parola e un’altra, mi domanda: “Mi ricordi quanti anni hai?”, “Ho trent’anni, sono del ’91“, attimi di silenzio. “Quali progetti hai per il futuro? Hai in mente di metter su famiglia?” Rispondo di sì, e così sfumano le mie possibilità lavorative.

Ti aspettavi una svolta diversa, vero? Anche io. Però guardiamo il lato positivo, ora che anche tu hai tutte queste informazioni hai due strade davanti a te: diventare un Millennial più consapevole, o diventarne uno più str****. Ah, mi sono dimenticata di dirti come rispondo io al signore in coda alle poste. Esattamente così: “Okay, boomer”. Attendo qualche secondo, giusto il tempo di vedere la confusione disegnata sul suo volto, mi giro e me ne vado. Torno a casa e prenoto il ticket online, perché domani voglio contare quante persone indignate mi accuseranno di aver saltato la coda. Siate ribelli, sempre. Il bello di avere 30 anni è questo: da noi dipende la qualità della vita delle generazioni future.

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Giada Bna