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Il mio colloquio peggiore (La mia guerra all’Imbecillità)

Oggi vi racconto il colloquio peggiore della mia vita, che non è altro uno dei migliaia a cui ho partecipato: nel 2019 facevo anche 4 colloqui al giorno, quasi tutti andati male.
Ho avuto altri colloqui pessimi, ma questo li batte tutti!
Il colloquio pareva iniziato normalmente, via Skype, la recruiter era antipatica, ma questo è all’ordine del giorno. Sul mio CV, come titolo per l’ultima posizione lavorativa, c’era scritto “Supporto amministrativo/Supporto IT di primo livello/Social Media Manager”. Si trattava ovviamente dei tre ruoli che avevo ricoperto nel misero mese dell’ennesima pessima esperienza lavorativa.
La recruiter ha cominciato a ridacchiare e polemizzare sul fatto che “il titolo fosse troppo lungo” (Forse non entrava nel suo form? Non so saprò mai) e insisteva con il dirmi che dovevo mettere solo uno dei tre ruoli: quello del supporto amministrativo. Infine mi ha chiesto:  “Come mai ha messo tre titoli?” Io le ho spiegato che ho messo tre parole chiave appositamente per farmi trovare per ognuna delle tre posizioni, un po’ come per la SEO.La selezionatrice ha messo le mani sotto il mento come a dire “sentiamo la ca**ata”, evidentemente poco conscia di essere vista, e mi ha chiesto, con tono canzonatorio e la vocina: “E chi te lo avrebbe detto?”.

Il problema dell’Umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.

Bertrand Rusell


Dopo averle dato qualche concetto base delle ricerche di CV online (anche se dovrebbe essere il suo mestiere), il colloquio è continuato, mi ha chiesto: “Cosa intende per Supporto IT di Primo Livello?” Io le ho spiegato che fornivo supporto per il passaggio tra G!Suite e Office 365, e lei ha detto “Si dice Helpdesk!” Ecco, qui la tentazione di aggiungere degli “1” al posto dei punti esclamativi è tanta: avete presente quando si prende in giro un analfabeta funzionale scrivendo in questo modo: “[…] Helpdesk!11”, per prendere in giro gli analfabeti funzionali alle prese con il punto esclamativo sulla tastiera? Ecco, è così che mi sono sentita, come una che legge degli 1, ovvero come una persona che parla con una completa ignorante e analfabeta funzionale. E l’essere umano che odio di più al mondo è lo scemo: complottista, discriminatorio, assurdamente prevenuto e vittima costante dell’effetto Dunning Kruger, ovvero il bias cognitivo che è la rovina della nostra società, che si divide in due categorie: le persone molto ignoranti sono convinte di avere un’altissima conoscenza di tutto ciò che non sanno, mentre chi ha studiato molto una data materia è convinto di saperne sempre troppo poco, vittima della classica Sindrome dell’Impostore.
Tutti ci siamo caduti almeno una volta, ma le persone intelligenti imparano almeno a discernere quali siano i campi dei quali non sono esperte, con l’esperienza.

Enrico La Talpa che fa la Guerrta all’Imbecillità


Ma torniamo al colloquio. Dopo la dichiarazione da analfabeta funzionale, le ho detto che “Supporto IT di Primo Livello” ed “Helpdesk” fossero sovrapponibili, quasi sinonimi.
Poi sono andata avanti a parlare della mia ultima esperienza, ed introducendo il discorso “Social Media Manager” ho cominciato con il dire che ho creato la pagina Facebook aziendale.
La stupida recruiter mi ha urlato in faccia: “Non puoi dire di aver fatto Helpdesk se hai creato la pagina Facebook!” (noterete come questa passi dal “lei” al “tu” come le gira, da brava incapace).
Al che, ho alzato la voce anch’io, dicendole “Fare l’Helpdesk è una cosa, fare la Social Media Manager è un’altra!” l’imbecille ha riso sguaiatamente. A quel punto ho chiuso la chiamata Skype. Ho infine cercato la mail del CEO di quell’agenzia, non trovandolo, ma avendo trovato il suo nome su LinkedIn, ho copiato il formato dell’email (nome.cognome@nomeagenzia.it), e gli ho scritto una mail di fuoco descrivendo il comportamento orripilante che aveva avuto la sua impiegata della sede di Milano.
Sono stata contattata telefonicamente dall’Amministratrice della sede di Milano, che si è profusa in mille scuse, ha detto che avrebbe “sistemato la cosa” con la recruiter, e che avrebbe seguito lei la mia candidatura, che però poi non è più andata a buon fine perché io e l’azienda committente avevamo esigenze diverse.

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Fabrizio Piepoli