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“Viva la vulva!”: più consapevolezza meno tabù

Quanto è cambiato nelle donne, col passare del tempo, il rapporto con il ciclo mestruale? Bisognerebbe partire da un quesito più banale: è davvero cambiato qualcosa dagli anni ’60?

Potremmo dire che dagli anni ’60 qualcosa è cambiato, ma non possiamo dire che non è più un tabù. “Eppure non si offende nessuno” qualcuna potrebbe dire.

Ricordo che si doveva evitare di parlarne in presenza maschile, tipo davanti ad un fratello o al papà.

UOMINI E CICLO

Stereotipi: quando le pubblicità non aiutano un granchè

Ricordo una pubblicità di una nota azienda di assorbenti, che mostrava nel tempo come la donna si sia “evoluta” in questo.

“Quando hai ciclo non si viaggia” “Non si corre” “Nascondi l’assorbente quando vai in bagno”

Certo per alcune donne delle azioni sono un impedimento, ma non vuol dire che si soffra di qualche disabilità fisico- cognitiva. E’ solo una credenza popolare.

“Secondo alcuni miti durante il ciclo una donna non riesce a montare la panna. E che problema c’è?! Divano e asporto, grazie!”

“Siamo di pessimo umore e irritabilissime. Ma quanto è bello sentirsi dare ragione per 5 giorni al mese?”

“Durante il ciclo possiamo sfoggiare la borsa anche in casa. Quella dell’acqua calda”

Insomma non mi voglio dilungare troppo su tutti questi stereotipi. Ma ce ne sono una marea!!

Social: una provocazione si tinge di rosso

Leandra Medine Cohen ha pubblicato su Instagram una foto che la ritrae di spalle, con una grossa macchia di sangue mestruale sulla gonna bianca. La blogger in questo modo ha voluto esprimere il suo orgoglio di essere donna, sdoganando il tabù delle mestruazioni, che benché siano del tutto naturali per le donne sono ancora fonte di grande imbarazzo e vergogna.

Davanti a quello scatto ripensiamo a quando, ragazzine, siamo scappate via piangendo per una macchia di sangue sui pantaloni o per un commento sgradevole fatto da un compagno di classe indelicato. Ma la cosa grave è che in fondo siamo ancora quelle ragazzine, ancora in imbarazzo e “colpevoli” se si presenta la famigerata macchia di sangue mestruale in pubblico. Ed è da qui che bisogna ripartire per costruire un approccio nuovo con l’argomento, per liberare le donne dalla vergogna e sdoganare finalmente questo tabù.

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Francesca Cantale